Lettera aperta al consigliere Cagliani

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da: Sinistra Ecologia Libertà Vimercate

Dopo la serata con Meladailabrianza, il consigliere PDL del comune di Vimercate, Alessandro Cagliani, ha dichiarato questo (p.5). Pubblichiamo anche noi la lettera di risposta di Ruggero Beretta (“Berry” per i debosciati) membro di Acropolis e consigliere comunale di SEL, chiamato in causa in modo diretto nell’intervista.

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Gentile Consigliere Cagliani,

leggere le Sue parole – riportate dal “Giornale di Vimercate” del 28 febbraio – relativamente all’iniziativa proposta da Meladailabrianza e Arci Acropolis il 24 febbraio, non lo nascondo, mi ha lasciato l’amaro in bocca. Non per la divergenza d’opinione, legittima e scontata. Mi creda, io di Lei ho stima e da “esordiente” l’ho finora considerata un modello; per competenza, passione, ma soprattutto per l’accuratezza e la profondità della Sua analisi politica. Il mio disappunto deriva dal fatto che la sua argomentazione è – mi permetta l’azzardo – volutamente confusa, strumentalmente approssimativa. E nel portare un attacco alla parte politica cui appartengo, arriva a mettermi in bocca parole non mie.

Partiamo proprio da quest’ultimo punto. Lei allude ad una “lezioncina” in cui avrei detto che in Acropolis non si fa politica, come da Statuto. Se avessi veramente detto ciò, sarebbe pieno diritto del mio Presidente strapparmi la tessera e depennarmi dal libro soci, non fosse altro perché dello Statuto non avrei capito nulla. Fortunatamente so bene, e credo lo sappia anche Lei, di non aver mai usato queste parole. Acropolis, come d’altronde qualsiasi circolo Arci, politica ne fa eccome: semmai è – questo sì! – un’associazione apartitica, da Statuto. Lo stesso Statuto che fa propri i valori della Costituzione, e ne raccomanda la difesa e la diffusione. Valori di uguaglianza, pace, solidarietà, che Lei da buon cristiano spero condivida con noi.

Ricordo di aver detto che Acropolis nella sua proposta politica non è da considerarsi strettamente di sinistra. Ho ben chiaro l’episodio, avevo citato le iniziative contro la mafia e contro il razzismo come non collocabili in un arco parlamentare. Ora è arrivata pure quella contro la discriminazione omofoba: ancora una volta io non riesco a vedere l’egemonia di una parte su questa tematica. Certo, parlarne è fare politica. Prendere una posizione, come Acropolis ha fatto, è fare politica: non penso tuttavia significhi sventolare una bandierina rossa piuttosto che azzurra. Se non la vede così si informi sull’opinione di Gianluca Iannone, leader dei fascisti (!) di Casapound, relativamente alle coppie gay: sarà una sorpresa!

Contesta poi il fatto che sia stata organizzata una serata per “attaccare” un ex-Ministro della Repubblica. In realtà, più che di un attacco si è trattato di una reazione: ricorda la frase di tale ex-Ministro, quella in cui le donne che si baciano tra loro vengono equiparate ad un cane che fa pipì? Beh, noi non ci stavamo proprio a lasciar correre. Perché quell’ex-Ministro, con le sue parole, ha offeso la dignità di donne e uomini di tutto il mondo, colpevoli solo e soltanto di vivere sessualità (ma soprattutto) sentimenti diversi da quelli che siamo abituati a leggere “normali”. E qui, Consigliere, la politica fa un passo indietro: la questione è di sensibilità umana, predominante sul dibattito politico, proprio perché di esso è conditio sine qua non.

Accusa poi la gestione dell’Area Feste, insieme alla componente cattolica del PD, di aver proposto un modello di famiglia differente da quello caro ai cattolici. Quindi? Arci Acropolis, Meladailabrianza, il PD, hanno forse attaccato in qualche modo la famiglia tradizionale? No. No nella maniera più assoluta. Io stesso spero un giorno di potermi sposare (con una donna!) e non sono le serate di sensibilizzazione contro l’omofobia, o di rivendicazione di diritti, a rendere questo obiettivo lontano. E’ la rarità di un lavoro dignitoso e ben retribuito. E’ la precarietà lavorativa prima e sociale di conseguenza. E’ il potere d’acquisto di un salario italiano. E’ la sostanziale impossibilità, per due giovani, di accedere al mercato immobiliare. Questi sono i motivi per cui la famiglia è in serio, serissimo, pericolo. Non per gli omosessuali che dicono “ci siamo anche noi”. Nessuno, venerdì 24 febbraio presso l’Area Feste di Vimercate, ha voluto imporre un modello, o ne ha denigrato un altro. Nessuno è stato costretto a diventare gay o transessuale. In tantissimi invece, abbiamo chiesto che un altro stile di vita, una natura ed una scelta strettamente individuale, venisse riconosciuto, legittimato, soprattutto rispettato. Nient’altro. “La libertà vince sempre, alla fine”. Sono parole Sue, no?, e mi danno fiducia.

Per quanto riguarda l’affidamento della gestione dell’Area Feste da parte della precedente amministrazione, non credo di essere io a dover rispondere. Chi ha fatto quella scelta saprà difenderla. Io qui mi permetto solo una precisazione e una considerazione. Lo spazio comunale non viene gestito “con i soldi dei vimercatesi”: gli interventi economici riguardano esclusivamente la struttura, la gestione a cura Arci Acropolis è indipendente e si sostiene con il proprio – duro – lavoro volontario.

La considerazione è che, a giudicare dall’afflusso di ragazze e ragazzi, omo ed eterosessuali, di sinistra, destra, apolitici, e non solo alla serata in questione, l’amministrazione e la realtà a cui ha affidato lo spazio hanno saputo pienamente rispondere ad un’esigenza del territorio e di una parte della popolazione spesso trascurata, nonostante ne rappresenti il futuro.

Certo che l’episodio non pregiudichi il nostro rapporto e quanto di buono da esso possa scaturire,
Le porgo cordiali saluti.

Ruggero Michele Beretta